sabato, ottobre 30, 2010

È davvero così importante controllare l'uso di internet?

È un dato di fatto che internet sia diventato uno strumento indispensabile nella nostra vita di tutti i giorni, a casa come in ufficio. Si sa pure che persino un ottimo strumento come internet può essere, ed è effettivamente, abusato; fatto, quest'ultimo, che non è passato inosservato alle aziende. La recente indagine sul filtraggio del web condotta da GFI Software tra le piccole e medie imprese (PMI) dimostra che è in aumento (69,9%) il numero di PMI statunitensi che si avvalgono della tecnologia per monitorare e controllare l'accesso a internet, e che un altro 9,5% di loro sta valutando di effettuare tale investimento. Tuttavia, una PMI su cinque sembra ancora ignara di tutti i rischi associati a uno strumento così potente.

Perché sempre più organizzazioni controllano l'utilizzo di internet? Qualche argomento di riflessione:

§ Produttività e controllo larghezza di banda: non è una novità che i dipendenti tendano a "prendersela comoda" durante l'orario d'ufficio, e infatti, con le infinite distrazioni offerte da internet, i dipendenti non hanno che l'imbarazzo della scelta. Non soltanto ciò significa perdere tempo a spese dell'azienda, che quindi ci rimette in termini di produttività e denaro, ma comporta anche lo spreco delle risorse aziendali, in quanto viene utilizzata la larghezza di banda per svolgere attività non correlate al lavoro.

La recente indagine di GFI dimostra che oltre la metà delle PMI che dispongono di una soluzione di monitoraggio web ha affermato di averla implementata per impedire il cyberslacking, controllare i siti cui potevano accedere gli utenti e ridurre i costi della larghezza di banda causati da navigazioni o streaming inutili.

§ Protezione del web: la navigazione su internet non correlata al lavoro porta con sé un problema anche maggiore, cioè le minacce alla sicurezza basate sul web. Ad esempio, social media come Facebook, Twitter e YouTube, rappresentano un facile bersaglio per attacchi malware. Perciò, quando i dipendenti fanno clic su dei collegamenti o scaricano file da questi siti, possono mettere a repentaglio la rete dell'azienda. Una volta che la rete è stata infettata da malware, l'azienda può dover far fronte a numerosi problemi, tra cui: computer che si bloccano o rallentano in tutta la rete, tempo e denaro necessari per pulire l'infezione, costo del downtime e minore produttività. Per non parlare del fatto che l'accesso ai dati dell'organizzazione da parte di eventuali aggressori può avere serie ripercussioni, in quanto l'azienda potrebbe rischiare azioni legali dovute alla perdita di dati sensibili o informazioni riservate.

La sicurezza costituisce un grande problema per le PMI, infatti l'indagine GFI rivela che 9 piccole e medie aziende su 10 hanno fatto ricorso a una soluzione di filtraggio e protezione web, a fine di bloccare siti offensivi, impedire infezioni malware causate da file scaricati e fermare gli attacchi malware che avvengono tramite programmi "drive-by download". D'altro canto, il 65,4% di quelle PMI che non si sono avvalse di tali tecnologie ha subito un attacco malware o di virus tramite file scaricati.

È chiaro quindi che ogni organizzazione dovrebbe provvedere al controllo dell'utilizzo di internet da parte dei dipendenti e al filtraggio degli oggetti da loro scaricati. Eppure, non si deve limitare a questo. Come dimostrato dall'indagine GFI, quasi l'80% degli intervistati ha detto di aver creato chiari "Criteri di utilizzo accettabile del web" per i propri dipendenti, un altro passo nella direzione giusta per quelle organizzazioni che desiderano implementare una politica completa di monitoraggio e sicurezza del web.

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